Scrivere della propria vita serve a stare meglio (ma c’è di più…)

Perché scrivere una storia vera?

Scegliere di scrivere una storia autobiografica è un atto di coraggio. Perché spesso il desiderio o il bisogno di dare vita a un racconto o a un romanzo che racconti di se stessi nasce da un periodo difficile o dalla necessità di raccontare qualcosa di cui vogliamo liberarci. Scrivere della propria vita si può fare anche per trasmettere un messaggio di speranza a chi si trova in una situazione simile a quella che abbiamo passato.

A cosa serve scrivere della propria vita?

Innanzitutto fa bene. Prima ancora di sapere se la storia diventa un libro pubblicato o se rimane il diario nel cassetto, bisogna sapere che scrivere di sé e della propria vita ha effetti benefici su chi si racconta. Non tanto per il piacere di prendersi un po’ di tempo per scrivere, ma migliora il sistema immunitario, i risultati negli studi, la relazione di coppia e aiuta a risolvere le malattie psicosomatiche.

Tutto questo emerge da uno studio dello psicologo americano James Pennebaker che ha osservato come la pratica costante della scrittura emotiva produca effetti benefici sulle condizioni generali della persona e sulle sue performance.

La necessità di comprendere meglio le connessioni fra lo scrivere e le emozioni, più di recente, ha portato altri studiosi americani a dimostrare che bastano pochi minuti di scrittura al giorno per vedere migliorare l’umore e ottenere buone performance fisiologiche. Si comincia a raccontare un certo fatto della giornata, domani pochi minuti su un altro tema che ci riguarda e così via. Si rilegge ogni testo solo un giorno o due dopo averlo scritto. E avanti così

Cosa fare dopo aver scritto la nostra storia?

Tutte le strade sono aperte e percorribili. Chi ha scritto la propria storia, chi ha raccontato con le parole una storia vera può decidere di raccogliere gli appunti in una bella scatola e metterla via in qualche armadio di casa.

Ma può anche decidere di mettere in forma il proprio scritto per farne un volume da donare a familiari, parenti e amici.

Oppure può scegliere di organizzare un progetto che possa avere senso editoriale. Dopo va alla ricerca di un agente letterario.

Chi racconta la propria storia ha bisogno di un coach della scrittura?

Sì, serve una figura professionale che aiuti l’autore a trovare la propria strada e trarre il meglio dal proprio racconto scritto.

Sia che si voglia tenere la storia per sé, sia che si voglia raccogliere un pezzo della nostra vita in un volume autopubblicato, o ancora che si tenti la via di un editore che possa farne un libro, ad un certo punto della stesura del testo serve l’affiancamento da parte di qualcuno che tiri fuori il meglio, dall’autore e dal testo. Il coach della scrittura accompagna verso l’obiettivo, spiana la strada per raggiungerlo, prepara a raccogliere i frutti più maturi, più buoni.

 

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C’è un tempo per scrivere e uno per far lievitare la storia

Quando una storia è scritta, un racconto concluso, il lavoro dell’autore non è affatto terminato. Serve del tempo per lasciar sedimentare il contenuto che poi riprenderemo in mano per rileggere e riscrivere.

Ma quando? Qual è il tempo giusto o necessario per poter rileggere il nostro scritto in maniera efficace e lavorarlo di nuovo per renderlo migliore?

C’è un tempo per la scrittura e un tempo per la lievitazione della storia. Sì, pensiamo pure a un impasto per il pane con gli ingredienti che vengono amalgamati, lavorati, messi in forma e infine sistemati da una parte perché si avvii il processo di lievitazione.

Dopo aver creato i personaggi, l’ambiente in cui si muovono, messa a punto la trama con un fatto scatenante, il succedersi dei fatti e poi la conclusione – ecco, una volta costruito il nostro racconto – breve o lungo e pure un romanzo – c’è bisogno di mettere spazio e tempo in mezzo.

In sostanza, l’autore e la sua opera hanno bisogno di stare un po’ separati. E’ indispensabile per poter poi procedere alla rilettura, al lavoro di revisione del testo, correzioni, aggiunte e tagli fino alla forma definitiva. Ad alcuni autori serve poco tempo, ad altri anche mesi, oppure lunghi tempi di sedimentazione tra una revisione e l’altra: prima interverremo da un punto di vista più tecnico per struttura, grammatica, sequenze. Poi si ritorna sulla storia vera e propria finché tutte le pagine non si lasciano leggere con piacere. Ad un certo punto si rivedrà, o si scriverà per la prima volta l’incipit, e poi ci prenderemo ancora del tempo per lasciare al testo la possibilità di una seconda “lievitazione”.

Ora siamo pronti per rileggere il nostro racconto o romanzo? Bene, cominciamo. E alla fine chiediamoci se davvero tutto funziona. O è meglio ritornare su quel momento della trama in cui le cose non si muovono proprio fluide? Oppure facciamo “entrare” un po’ prima nella storia quel certo personaggio?

Ecco, ritocchiamo e riscriviamo ancora. E ancora.

Per portare avanti e poi a compimento il lavoro di revisione e riscrittura del testo, alcuni si affidano anche a qualche lettore esterno, altri ad un certo punto cercano l’occhio esperto di un editor. Insomma, anche il lavoro dello scrittore, come tutti i processi creativi necessita di più passaggi, attese, messe a punto, rifiniture perché infine l’opera sia la più efficace possibile.

 

 

Scrivi la tua storia – Laboratorio di scrittura di sé e autobiografica

Pensi che sia proprio arrivato il momento di raccontare la tua storia?

Si avvicina un anniversario significativo e sai che dovresti mettere nero su bianco i tuoi momenti belli e quelli difficili?

Le persone importanti nella tua vita, le tappe fondamentali: anche di questo stai scrivendo?

Continuano a Pisa gli incontri-laboratorio  dedicati alla scrittura di sé e autobiografica, mercoledì 28 febbraio e mercoledì 7 marzo, dalle 20.30 alle 22.30 al Caffè letterario Volta Pagina.

Info e iscrizioni per mail a: infocosascrivi@gmail.com (tel. 375 5479030).

Possibilità di  coaching di scrittura a distanza per chi non può partecipare agli incontri di persona. Per info, modalità e costi scrivere una mail a: infocosascrivi@gmail.com

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Vorrei scrivere ma non so da dove cominciare. Consigli per fare chiarezza

Da dove si comincia a scrivere quando si ha tanto da raccontare?

Se state cercando di scrivere un po’ della vostra storia, o meglio, se siete in quella fase tra lo vorrei tanto e non so da dove iniziare, vuol dire che avete bisogno di fare ordine.

Dove?

Nei vostri ricordi.

E’ così. Facciamo insieme qualche riflessione e prendete spunti per cominciare a mettere giù il vostro testo, o su carta o sul computer, come preferite.

Scrivere un racconto autobiografico oppure la nostra storia vista con gli occhi del cuore, potrebbe essere tutt’altro che facile.

 

La memoria è un contenitore da mettere in ordine.

Sia che vogliate dire di momenti felici, sia che stiate pensando di scrivere fatti dolorosi, cominciate a concentrarvi sulle sensazioni che provavate in quel certo momento passato. Può trattarsi di qualcosa avvenuto di recente come pure molti anni addietro. A mano a mano che vi vengono in mente parole per descrivere quello stato d’animo, un sentimento e poi un profumo, un colore e via così, segnatele su un foglio. Fate proprio un elenco di parole. Può essere anche lungo e potrete completarlo anche in tempi diversi. Fissando certi termini state mettendo in ordine la vostra memoria.

 

Cominciate a scrivere poche righe.

Una volta messe giù tante parole emerse dai ricordi, potete pensare di scrivere qualche frase per ogni termine. Di getto, senza ragionarci troppo. Tre o quattro righe in corrispondenza di ogni parola.

 

Lasciamoci guidare dalle emozioni.

Dovendo risvegliare i ricordi con gli occhi del cuore, mentre scrivete lasciate pure che siano le vostre emozioni a guidarvi. Non vi preoccupate se quello che viene fuori all’apparenza può sembrare sconnesso e magari senza un filo cronologico. Sarà in una fase successiva di scrittura che potrete valutare il da farsi e mettere in forma il testo secondo regole più tecniche che emozionali.

 

Persone o fatti, cosa raccontare prima?

Anche qui vale il concetto di ciò che la mia memoria mi restituisce prima e dopo. Va bene cominciare raccontando una persona che nella nostra storia ha rappresentato molto, ma va bene pure descrivere com’era la nostra camera la mattina del nostro matrimonio, prima di uscire di casa; o raccontare il prato in collina dove abbiamo incontrato per la prima volta il nostro amico a quattro zampe.

Ecco, provate a seguire queste indicazioni e già potete dire: scrivo la mia storia.

Lettera alla mia mamma – I disegni che mi facevi sulla pelle mi hanno salvata

Cara mamma,

quei disegni che mi facevi sulla pelle quand’ero piccola, oggi mi hanno salvata dal buco nero che voleva risucchiarmi.

Ricordi il mare di Viareggio una venticinquina d’anni fa? Ero una bimbetta con le gambe secche e le braccia steccolute perché – mi ripetevi – la carne non mi piaceva e il pesce dicevo che puzzava come il portabiancheria che tenevamo nel ripostiglio di casa. Ero ai primi anni delle elementari e facevi ancora fatica a farmi mangiare tutto ciò che non era pasta al burro e pizza mi-raccomando-senza-mozzarella.

Hai presente l’ombrellone a spicchi bianchi e verdi e l’asciugamano con i fiori a petali rosa? Andavamo sulla spiaggia tutti i pomeriggi, da primavera e fino a settembre, tutti e tre insieme io, te e Paolo che portava sempre il pallone e giocava a calcio con i bimbi del bagno “Rosy”.

Sai cos’è che mi ha fatto ripensare a quel periodo? Stavo mettendo a posto gli appunti del corso di massaggio shiatsu che ho frequentato negli ultimi mesi e ad un certo punto gli occhi si sono fermati su una pagina intitolata “disegna una pianta”. Incollata in mezzo al foglio c’era una fotografia che mi scattasti al mare a Viareggio quando avrò avuto sette o otto anni. Sulle mie gambe avevamo disegnato i fiori con i petali rosa, come quelli dell’asciugamano che portavi in spiaggia.

Ricordi i disegni sulla pelle, mamma? Eri brava a dipingere, facevi quadri pieni di luce come quella che ti vedevo sul viso quando tenevi il pennello in mano davanti alla tela sul tuo cavalletto. Al mare con me e Paolo non potevi dipingere usando la tua attrezzatura sempre ben custodita nel mobile di casa. Stavamo in mezzo alla sabbia o eravamo appiccicosi di salmastro. Un giorno ti sei presentata sotto l’ombrellone con una scatolina di cerchietti colorati, tipo acquerelli, e con un pennellino piccolo e due matitoni. Hai cominciato a disegnare sulle mie cosce e sulla pancia.

Mi piacevano tanto, mamma, quei disegni che creavi solo per me, sul mio corpo. Mi pare di risentire il solletico delle setole sulla pelle, il tratto lieve della punta di matita. Ti guardavo colorarmi le braccia e le gambe e mi sentivo una bimba felice.

Quando la mia testa è esplosa per le troppe sofferenze di questi anni, ho pensato a te, alle nostre estati in spiaggia e a quei ghirigori che erano il tuo modo di farmi stare ferma e rilassata, che a quell’età sembravo una cavalletta sul tapis roulant. Di recente quante volte, con il cuore a pezzi, ho chiuso gli occhi per provare a ricordare la carezza del tuo pennello sulle mie cosce, il profumo del mare che entrava nel naso mentre mi dicevi di stare immobile a testa in su che il disegno sarebbe risultato più preciso.

Ci ho messo un po’, mi pareva di non saper più acchiappare quei momenti. Pian piano la mente ha restituito il calore delle tue mani, la luce piena dell’estate, gli odori della spiaggia e le forme colorate che mi mettevi addosso.

Ora che ho concluso il corso e posso praticare il massaggio shiatsu, disegnerò una pianta sui corpi degli altri come facevi tu, mamma, sulle mie braccia di bambina magra e irrequieta.

Non disegno, non uso pennello né colori. Durante il mio lavoro faccio sfioramenti, piccole pressioni, strofinamenti: muovendo le dita sulla pelle di qualcun altro ritrovo la tua fantasia. E come in un foglio immaginario, creo i miei fiori con i petali rosa.

Grazie, mamma.

Emmetta

Perché tenere il diario personale?

Tenere un diario personale è come avere un tesoro vicino!

Il diario personale ha un valore alto, molto alto, che non è dato da quanto abbiamo speso per comprare il quaderno/raccoglitore in cartoleria, bensì dai pezzi di vita che contiene. La nostra storia scritta giorno dopo giorno.

Perché scrivere un diario?

Ecco cinque motivi, cinque buone ragioni per prendere la penna e segnare sul diario momenti significativi, persone con le quali abbiamo condiviso la giornata, emozioni belle o inquiete.

COSE BELLE

Comincia dalle cose positive che ti sono capitate. Non importa che sia la giornata top di tutto l’anno, se ci riflettiamo bene ogni giorno ci porta almeno una soddisfazione. Segnate tutto quello che vi ha fatto piacere o che vi ha fatto stare bene, scrivete pure anche di situazioni belle più corpose in cui vi siete sentiti forti e pieni di energia

COSE SCOMODE

Scrivere di qualcosa che ci ha fatto paura, che ci ha messi in difficoltà, che ci ha catturato le migliori energie non è l’elenco dei fatti negativi e dunque una lista da evitare come la peste. E’ mettere sulla carta quello che ci ha fatto stare scomodi, le cose non belle e vedere tutto lì, davanti a noi – nero su bianco – ci aiuta a comprenderle meglio, eventualmente a collocarle nella nostra mente trovando un significato costruttivo e speranzoso. Servirà anche più avanti quando andremo a rileggere scoprendo che in fondo non era così pessima quella reazione, quella certa risposta ricevuta, quell’incontro scomodo

PULIRE LA MENTE E SOLLEVARE IL CUORE

Quando si è confusi, il diario personale è un alleato prezioso. Scrivere per svuotare la mente, lasciare andare fuori le parole, aprire il rubinetto delle emozioni per mandare via quelle pesanti è liberatorio. E’ fare pulizia nei nostri centri di comando, la mente e il cuore; creare spazio, fare il vuoto e lasciare posto a nuove energie, nuovo ossigeno, nuove idee

ARCHIVIO DEI RICORDI

Appuntare i fatti che ci sono capitati e che ci hanno colpito, le frasi che ci sono rimaste nelle orecchie è mettere l’evidenziatore sui momenti significativi della nostra vita. Farlo un po’ per giorno o quando ne abbiamo necessità e voglia è tenere un bell’archivio del nostro vissuto

ANALIZZARE

Poter rileggere sul nostro diario quello che ci è capitato e ciò che abbiamo provato ci aiuta a considerare quello che stiamo facendo ora ed eventualmente ad apportare qualche aggiustatina alle faccende che ci toccano più da vicino. Dunque il diario personale è anche uno strumento per analizzare qualcosa che ci ha riguardato – più o meno di recente – e che ci permette, a posteriori, di fare scelte consapevoli e magari evitare qualche errore.

E poi, per concludere: come si tiene un diario? Carta e penna o sul computer?

In breve: come sta meglio addosso. Va bene il blocchetto degli appunti recuperato al volo oppure il quaderno con la copertina che ci ha colpito in cartoleria o un bel volumetto di carta pregiata se siete di quelli che si coccolano anche con gli strumenti per coltivare le proprie passioni. Se invece siete lesti sui tasti del computer, se la tecnologia l’avete dentro e guai a chi ve la toglie, non farete altro che creare il vostro diario elettronico e sarà perfetto.

Incontri di scrittura a Lucca

A tutta scrittura l’11 e il 25 febbraio 2018 alla libreria Ubik di Lucca. “Scrivo la mia storia” è il titolo dei due incontri-laboratorio dedicati a chi sta scrivendo qualcosa di sé: per dire dei momenti più significativi della vita o per raccontare storie familiari e di lavoro fino a parlare di come si fa a far diventare tutto ciò un volume. Si prepara il terreno per una scrittura che racconti il proprio vissuto. Invece chi ha già avviato la stesura di un testo, trova spunti e percorsi guidati per proseguire con una narrazione più ampia.

volantino lucca feb 2018Gli incontri sono aperti a tutti coloro che vogliono dedicare un po’ di tempo alla passione di scrivere. La domenica mattina dalle 10 alle 13, alla libreria Ubik, in via Fillungo 137.

Iscrizioni entro il 7 febbraio inviando una mail a infocosascrivi@gmail.com

Il costo complessivo del minicorso, organizzato dall’Associazione culturale Casaccia, è di 70,00 euro.

Ecco il programma degli argomenti.

Domenica 11 febbraio: lettere, diari e scritti spontanei

Domenica 25 febbraio: storie familiari e di lavoro, come farne un volume?